ATM Milano e l’indeterminazione di Heisenberg

estratto dall’articolo 640 del codice penale italiano;

Art. 640 c.p. Truffa.
[1] Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032.
Il consenso della vittima viene carpito fraudolentemente, pertanto questo reato si distingue sia dal furto che dall’appropriazione indebita. In relazione alle condotte rilevanti, l’artificio consiste nel far apparire come vera una situazione che non trova riscontro nei fatti, in tal modo agendo sulla realtà esterna, mentre il raggiro agisce sulla psiche del soggetto, e consiste in un discorso o ragionamento da parte del truffatore che è volto a creare un falso convincimento nella “vittima”.

Fermata Via Pitteri-Via Trentacoste, bus 54, dalle parti di lambrate, un buio angolino urbano, una scarna pensilina senza luci nè display orario, per fortuna un composto tizio smilzo e dall’aria poco sveglia mi ha tenuto compagnia parlando per mezz’ora al cellulare in francese. Mezz’ora, proprio così, alla fermata ci sono arrivato alle 21,43, ingenuamente fiducioso in un’esigua attesa di 6 minuti, dopo aver scrutato nell’ombra l’orario che riporta un passaggio alle 21,49. Così non fù, sperando in un semplice ritardo ho nuovamente arrancato nella coltre oscura per acquisir conoscenza del successivo autobus promesso. 22,05, recitava il testo ivi affisso. Accesi anche una sigaretta, fiducioso nella legge di Murphy, ma ancora una volta, non fù così. L’iscrizione assicurava un ulteriore passaggio alle 22,21, e fù com mio sommo e sdegnato stupore che alle 22,18 scorsi due luci arcigne all’orizzonte, allo schiudersi pneumatico di quel goffo veicolo mi appropinquai appunto all’autista esordendo con un disinvolto “ah salve, ma…c’è stato un incidente?”, egli, con sapiente arguzia ed una malcelata colpevolezza, fece lo gnorri “ah, no, bho, bah…”, al che gli feci notare i fatti da me poc’anzi rilevati con parole semplici e concise “ha saltato due corse”; ciò che ebbi in risposta fù un orribile guazzabuglio di vocali e consonanti combinate senza senno, al che chiesi chiarimenti attraverso lo spesso plexiglas lurido che mi divideva da quell’individuo, ciò che mi rispose suonava all’incirca così: “eh, no, bho ma io l’ho incrociato nell’altro senso, non è possibile…”. Mi allontanai subito, memore dell’art.582 “Lesione personale”.

Arrivato in piazza Diaz, capolinea, mi si presentò uno spettacolo di anche maggior degrado; l’inaugurazione di un locale di giochi d’azzardo Sisal (http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=488802 – Wincity, 10 milioni di euro di investimenti), con signorine seminude all’ingresso, gigaschermo verde con slot-machine in funzione, e l’immancabile musica dimmerda, evidentemente oramai diritto insindacabile del milanese che ignaro attraversa la città senza aipod. Atterrito da tale evento, corsi in direzione della fermata del tram 3. L’amato display mi raccontava un’attesa di 13min con i suoi gai led arancioni. Non la bevvi ovviamente, e sedetti placido nelle vicinanze. Non svelo alcun mistero narrando l’arrivo del tram dopo ben 25min. Ma non finisce qui. Sceso alla mia fermata, fui sopraffatto da un’altro ardito tranello! Un secondo tram 3 si trovava in coda al mio! E tengo a sottolineare che la fermata di Duomo è ora capolinea, per i più distratti sottolineo quindi che ciò significa che dopo aver tradito le aspettative, i cari autisti ci caricano anche di beffa, facendo transitare effettivamente due tram!

Si tratta probabilmente del principio di indeterminazione di Heisenberg, appena osservo un orario, l’ho cambiato, è colpa mia, lo ammetto, ho ritardato io il 54 e il 3 guardando ripetutamente l’orario affisso. Mi scuso con i passeggeri, è colpa mia! Milano una metropoli? Una provincia baldanzosa governata da arguti sfruttatori del becero popolo (qualcuno ama dire “popolo bue” 🙂 ), e becero popolo ride e gioca. Erano i bei tempi della Gran Milàn, vero Gruff, quando il metrò costava millecinquecento lire…

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