Monica Pennazzi e le quadrure

Scartabellando tra le vecchie cose ho trovato una pagina strappata da un nefasto giornaletto locale, sciatto e kitsch to the core, stampato in bianco-nero e rosa. Eh si. Sorvolando appunto sulla natura di tal prodotto di stampa, la pagina di cultura segnalava un’artista che produce quadrure. Si. Quadri-sculture. Nell’articolo l’autrice stessa dichiarava telefonicamente ad un fantomatico intervistatore “Voglio diventare una montagna”. C’era anche un link al suo sito, era mio dovere esplorare.

http://www.quadrure.com/di_Monica_Pennazzi.htm

Belle, davvero, proprio belle, sembrano specchi d’acqua posti in verticale dai quali emergono piroettando creature marine d’ogni sorta, le viste ravvicinate mi ricordano i deliri cosmici di Lovecraft. Spero di vederne una dal vero un giorno, le foto di catalogo sono ben fatte, il chiaroscuro alimenta i volumi e risalta le texture, se anche nel mondo reale sono illuminate così potrei decidere di volerne una. Probabilmente sarebbe l’intreccio ipnotico della quadrura numero 4: “due serpenti, uno più lungo e pericoloso dell’altro, due groppi di veleno con la testa alta e la lingua velenosa di fuori, minacce terribili dei mali del mondo e delle disgrazie senza numero!”.

Le forme dinamiche e rimbalzanti mi suggeriscono miriadi di suoni, superfici spaziali, sfregamenti tra pianeti, suoni propri della materia, vedo queste opere prendere vita con la musica, sento che m’ispireranno melodie lunari.

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Realtà è percezione.
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